“Crocco Signor”…panino alternativo

Oggi, come faccio sempre, mi pongo una domanda e mi do una risposta (come farebbe Gigi Marzullo)…Ma nella mia vita quanti panini al prosciutto cotto e formaggio avrò mangiato? Credo di poter dare una risposta abbastanza esaustiva quantificandoli in “miliardi”…Gli ho mangiati dappertutto e mai una volta che erano uguali…caldi, freddi, stantii, croccanti, molli, buoni, cattivi, orribili, di classe, da gourmet, saporiti, immangiabili, fragranti, imbottiti, vuoti… Credo che grazie alla velocità nella preparazione e con la loro semplicità non potranno mai mancare nella mia tavola “fast-food light” (non sempre elaborata). Per un buon panino al prosciutto cotto e formaggio ci vogliono sempre e solo ingredienti di prima categoria…ma per un panino esagerato…guardate la ricetta…

Ingredienti
Pane pugliese (fette)
Prosciutto cotto (fette)
Besciamella guarda la ricetta
Gruyère o Groviera

Preparazione
Tagliate a metà il pane pugliese e spalmateci sopra abbondante besciamella. Aggiungete due belle fetta di prosciutto cotto, grattugiateci sopra il Gruyère (siate generosi) e chiudete con l’altra fetta di pane. Spalmate la parte superiore del panino con abbondante besciamella e coprite con il Gruyère grattugiato (siate sempre molto generosi mi raccomando). Metteteli su di una teglia ricoperta di carta forno. Accendete il forno a 180° gradi. Quando sarà a temperatura infornate i “Crocco Signor” mettendo la teglia molto vicina alla serpentina superiore. Lasciate gratinare per 5/7 minuti, fino a che non inizierà a formarsi una crosticina sulla parte superiore. Togliete dal forno e servite ben caldi.
Occhio alle ustioni…buon appetito…

N.b. Il Gruyère è un formaggio svizzero davvero molto buono, provatelo…

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Medaglioni di vitello alla Ciofa Sena…

Stasera sono molto stanco e mi limiterò solo a scrivere la ricetta tralasciando la “buffa” storiella giornaliera, non abbiatene a male!!!Una ricetta veloce e semplice, utilizzando quando piccolo aiuto “surgelato”…il nome della ricetta trae ispirazione dalla mia pazza immaginazione…Ciofa Carciofa vs Sena Pè…

Ingredienti
Medaglioni di vitello
Lardo non speziato
Cuori di carciofi surgelati
Panna liquida
Senape
Burro
Olio evo
Sale

Preparazione
Scaldate due cucchiai di olio e fateci saltare per 7/8 minuti i cuori di carciofo. Metteteli da parte

Utilizzando la stessa padella mettete due noci generose di burro e poco olio. Prendete i medaglioni di vitello, metteteci intorno il lardo e fateli rosolare un minuto per lato. Aggiustate di sale e togliete la carne dalla padella.

Nella stessa padella aggiungete i carciofi e la panna in cui avrete stemperato 4 cucchiaini di senape. Lasciate bollire, aggiustate di sale e aggiungete i medaglioni. Fateli insaporire un minuto per lato.

…Servite caldo e buon appetito…

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Osteria Vecchia Bottega, Sarezzo – Antipasto dell’osteria, ravioli, risotto,faraona ripiena e tagliata d’alpeggio…

Tanti di voi si chiederanno come mai non ho mai parlato dei Coupon (cioè quegli sconti elargiti da siti come Groupon, Groupalia, Let’s bonus ect…che ti consentono di andare a mangiare a prezzi bassissimi, la risposta è molto semplice, non l’ho mai fatto per non influenzare il vostro giudizio, perché tanti pensano che sia solo una fregatura fatta da ristoranti, pizzerie, trattorie, osterie etc…abbandonate a se stesse che cercano di racimolare qualche euro per tirare avanti…SBAGLIATISSIMO…nelle mie numerose esperienze mi sono trovato male solo una volta. Secondo me sono una genialata, hai la possibilità di andare a mangiare e scoprire tanti posti diversi a prezzi molto bassi, naturalmente lo scopo di essi è che se vi troverete bene ritornerete in futuro in questi posti (senza coupon naturalmente), così facendo il coupon avrà svolto il suo compito pubblicitario e tutte le parti saranno contente. Il coupon ha solo un limite dato dalla scelta dei piatti, infatti in fase d’acquisto ti sarà mostrato il menù “coupon” con varie proposte tra antipasti, primi e secondi e quando arriverete in loco dovrete scegliere tra quelle proposte…ma può succedere a volte che i proprietari siano molto gentili dandoti la possibilità di cambiare qualcosina. Cosa importante è che non sono mai stato classificato come cliente di serie B e quindi mi sento sempre servito e riverito. Quindi d’ora in poi sarò onesto e aggiungerò alla rubrica “CosaMIpiaceLI'” la dicitura “versionCOUPON” se l’ho utilizzato per mangiare. Io personalmente utilizzo Groupon perché mi sono sempre trovato bene e ha un ottimo centro di assistenza. Naturalmente oltre vendere coupon per mangiare hanno anche molti altri servizi (ma non li uso, meglio Amazon).
Ora inizio a raccontarvi la mia “coupon-esperienza-groupon” e se pensate che sia stata utile provate ad acquistare il coupon, “se sbaglio ne andrà del mio onore”…p.s…la mia pubblicità non è a scopo di lucro, è per farvi mangiare bene e spendere poco…buona lettura

Sabato pomeriggio ho avuto la brillante idea di tagliare l’erba del giardino sotto il sole cocente (10 minuti in totale prima di passare il testimonea mia mamma) e grazie a quello sforzo immane sono arrivato alla sera con una fame da lupi. Così io, Daisy, Carlo e Elena con il nostro coupon in mano e la prenotazione fatta la sera prima ci spostiamo per cena lontano dal caos e dallo stress dirigendoci in un posticino molto carino di cui avevamo già sentito parlare. Partendo da Sarnico abbiamo percorso tutto il litorale bresciano fino all’altezza d’Iseo dove abbiamo iniziato a salire in direzione Polaveno…dopo pochi tornanti, guardando verso destra, si iniziava ad intravvedere tutto il bacino lacustre con le sue maestose verdi montagne e le sue bellezze…una vista mozzafiato…ma la nostra destinazione finale era Sarezzo nell’ancor inesplorata Val Trompia. Arriviamo direttamente in piazza con la macchina e subito troviamo parcheggio, ci incamminiamo presso il ristorante nella solitudine totale del luogo, intravedendo forse un gatto e qualche nonnetto che furtivo ci spiava dalla finestra, un po’ triste perché la piazza è molto grande e bella (peccato per quel condominio obbrobrioso che spicca dal nulla sul lato opposto al campanile in piazza… inguardabile), credo a mio modesto parere che dovrebbero fare qualche manifestazione per vivacizzare l’ambiente. Passando oltre questi inutili e puntigliosi dettagli arriviamo davanti al locale…l’entrata è degna del nome che porta “Osteria Vecchia Bottega” e l’ambiente interno è molto rustico-chic con note di passato e tradizione che rievocano i tempi d’oro delle osterie. Ci accomodiamo all’interno di un cortile circondato dalle porte pareti a vetro dell’interno del ristorante e accolti dalla simpatica e “incantatrice proprietaria” (perché quando leggeva il menù riusciva con la sua parlate sicura e decisa a incantarci) ordiniamo un antipasto per quattro “Selezione dell’Osteria” con salumi tipici della Val Trompia a km 0 tra cui pancetta, coppa, salame, mortadella, crudo e lonzino con aceto balsamico…formaggella di malga fusa con polenta…pollo al curry e verdure…verdure in agrodolce…gli affettati erano tutti molto buoni e saporiti, il salame sopratutto è stato davvero fenomenale sia come gusto che come stagionatura. La polenta con il formaggio nonostante i 30 gradi è stata gradita e divorata. Il pollo al curry con verdure sapeva molto di curry ed era molto particolare. Le verdure in agrodolce…che dire non si sono risparmiati con l’aceto, comunque le adoro così…pane, focaccine, crostini al formaggio, grissini era salt-free, credo per contrastare il gusto deciso delle pietanze. Come primo ordiamo dei ravioli fatti in casa al burro versato (mi raccomando non chiamateli “casoncelli alla bergamasca” in provincia di Brescia, si possono offendere) e del risotto alle erbe aromatiche e salsiccia nostrana…ravioli ben fatti, sfoglia non troppo sottile con un ripieno che ricorda l’arrosto…risotto al dente molto buono e mantecato alla perfezione. Come secondo ci è stata portato la faraona ripiena di verdure di campo con patate e verdure (d’estate è il top) e la tagliata di manzo d’alpeggio con polenta di Storo e patate…faraona “fantasticamente fantastica” con quel ripieno leggermente amarognolo da me molto gradito…tagliata tenera e saporita (però la prossima volta la cottura la scelgo io, non le ragazze con la media cottura…non esiste, la tagliata è al sangue)…i contorni avevano qualcosa di strano, lasciando a parte le verdure e la polenta che erano buone, le patate erano un po’ stantie, ma dettagli su una cena perfetta. Altro incontro piacevole fatto per la seconda volta è con un curtefranca rosso della cantina “Marchesine”, davvero molto buono.
Ottima osteria, perfetto ristorante, un consiglio? Andateci…magari provate ad andare con un coupon cos’ potrete valutare…io so che tornerò presto, senza coupon ma con il ricordo di questa bella esperienza…

P.s. Le foto non sono uscite un granché causa la poca luce e l’atmosfera soffusa…scusate…

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INGRESSO

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CASONCELLI

TAGLIATA

FARAONA

Carpaccio di scampi, battuta di tonno e HASHTAG MARINATI…

Il carpaccio di scampi è ok, la battuta di tonno è ok…ma sicuramente tanti di voi si stanno chiedendo cosa sono gli HASHTAG MARINATI? forse un piatto scandinavo oppure una ricetta segreta della Merkel? Nulla di tutto ciò, partiamo dal principio perché oggi voglio raccontarvi di una “specie di moda” che sta bruciando i cervelli di giovani ragazzi troppo “socialboom”.

Per correttezza avviso che il mio racconto è abbastanza lungo e se qualcuno non fosse interessato alle mie pazze riflessioni passi direttamente al traguardo per poter leggere la ricetta del giorno (ma non fatelo in memoria del tempo che ho passato sotto il sole a scrivere questo mio poema).

Cercherò di trattare l’argomento in maniera ironica e parecchio sarcastica. Voglio prendervi per “l’intelletto” e lasciare la “gola” in ultimo come squisito dessert.

Adesso che ho la vostra attenzione posso svelare l’arcano mistero che si cela dietro gli hashtag. Sicuramente tanti di voi stanno pensando di non essersi mai trovati in prima persona davanti agli hashtag, ma se scrutate bene il vostro subconscio scoprirete che essi non vi sono nuovi e che questa imbarazzante situazione semiotica incomprensibile vi è già capitata. Gli hashtag graficamente parlando sono quelle simpatiche barretteincrociate (#) che troviamo oramai ovunque nella vita quotidiana e quando dico ovunque intendo anche nei bagni dell’Autogrill con diciture osé… (*la definizione completa di hashtag la trovate a piè di pagina).

Io personalmente gli hashtag non riesco proprio a digerirli, utilizzo a volte degli hashtag per motivi seri, di ricerca intelligente, ma poi quando mi trovo a dover scrivere cosa ho fatto oggi con mille “hastagbombardamenti” mi sento privato della mia libertà e come direbbe #braveheart:
#agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l’occasione, solo un altra occasione, di tornare qui, sul campo ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci gli hashtag, ma non ci toglieranno mai la libertà.

Io mi ritengo un “tipo tecnologico” e abbastanza “social”, ma per me è impensabile utilizzare gli hashtag per scrivere ogni cosa, ad esempio: #pappagiardinosolecanebau oppure #escoamichecenadiscotacchispillosalopette oppure #luisibaciameiobacioaltrochi. Credo bisogni sempre usare un criterio, credo bisogni sempre guardare l’utilità di ogni cosa e non il fatto che sia di moda oppure no perché vi giuro che ci ho provato e riprovato ma mi sento troppo “ridicolo” per riuscire ad utilizzarli per ogni singola stupidata…#scrivosaggiohashtagcaldosolesudobagnopiscina? Capite perché non capisco?

Voglio raccontarvi un sogno che ho fatto ad occhi aperti, una novella come direbbe il grande #boccaccio…
Era sera a Firenze e sull’imbrunire una fioca luce di candela illuminava una piccola finestra di una piccola casa, l’ombra che si stagliava dubbiosa sulla parete all’interno dell’abitazione rappresentava un volto dal lungo naso. Il nasone in questione era del sommo poeta Dante Alighieri. Lui stava li davanti al lume di una tetra candela fissando l’infinito e pensando a come iniziare la sua comedià…ogni suo pensiero, ogni sua parola, ogni sua memoria erano elementi confusi che fluttuavano nella stanza come oggetti senza valore in attesa di essere raccolti e plagiati in un’opera unica e maestosa. All’improvviso un lampo di genio trafisse il poeta che iniziò a scrivere con la sua penna di gabbiano e l’inchiostro al nero seppia, tutto prendeva forma, l’inferno, il purgatorio, il paradiso e la bellissima Beatrice che lo aspettava sul traguardo per incoronarlo con l’alloro.
Ma tutto d’un tratto un forte spiffero di vento spalancò la finestra e un piccolo uccellino di un colore azzurro intenso,quasi fosse finto, entro allegro e disse: “#Ciao#sono#Twitter#tu#chi#6#?
Dante:”Messere augello mi presento sono Dante Alighieri per qual motivo Voi parlate hastagghettando
Twitter:”#Sai#nel#futuro#bisogna#scrivere#parlare#relazionarsi#in#questo#modo
Dante:”Ma così facendo lo stil poetico a me caro va via svanendo.
Twitter:”#ma#la#gente#si#ricorderà#di#voi#e#di#ogni#parola#attraverso#una#ricerca#di#un#tag#provate#viricorderanno
Dante:”Ma caro il mio augellino, se io così facessi diventerei famosissimo. Non è rubar spazio ad altrui poeti?
Twitter:”#Fidati#prova#se#non#riesci#dilloconunacanzone.
Dante:”Ora provo, ma tu prima dimmi se posso non considerar hastag nell’endecasillabo.
Twitter:”#Fidati#nonèendecasillabo.
Così Dante inizio la sua comedià non più tanto divina:
Nel#mezzo#del#cammin#di#nostra#vita#mi#ritrovai#per#una#selva#oscura#chè#la#diritta#via#era#smarrita.
La sua opera passò nelle mani di eruditi, monaci, poeti, principi, re, papi fino ad arrivare alle persone comuni. Il valore dell’opera non era messo in discussione ma tutti avevano paura a leggerla a causa di quei strani simboli hastagsatanici.
Passarono secoli e secoli e nell’anno del signore 2007 si iniziò a capire il vero utilizzo di questi hashtag. Essi servivano per raggruppare notizie, informazioni in unica parola per aiutare le persone in maniera diretta a cercare argomenti comuni. Erano affascinanti e utili nello stesso tempo. Ma poi come accade per ogni cosa bella viene plagiata e ridicolizzata, in fretta e furia arrivarono i “social network” e se ne appropriarono avidamente utilizzandoli per ogni cosa…# # # # e fu così che l’hashtag diventò una cosa inutile, puramente pubblicitaria e poco informativa e sopratutto utilizzata per giochi di parole da ragazzi “fancazzisti”.
Quindi cari i miei lettori, se le cose fossero davvero andate così, noi sicuramente ci ricorderemmo ancora di Dante Alighieri, ma in modo alquanto diverso, perché la sua comedià sarebbe diversa, priva di purgatorio e paradiso, però in compenso avrebbe milioni di hashtag che porterebbero solo all’Inferno

Con questo spero di avervi alietato la giornata, di avervi fatto riflettere e sorridere…non è facile al giorno d’oggi scrivere qualcosa di sensato…

*Definizione hashtag
Questi famosi hashtag (un tipo di tag utilizzato in alcuni social network per creare delle etichette) a cosa servono davvero? Semplicemente sono i tag o parole chiave precedute dal cancelletto, utilizzate ormai non soltanto su Twitter, ma anche su Instagram, recentemente su Facebook e altri social network. Il loro scopo principale è quello di “etichettare” un pensiero o un tweet all’interno di una sezione più grande, di fornire una rintracciabilità a ciò che si è scritto.

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Come promesso scendiamo nel 3°cerchio infernale dove per voi golosi ho preparato una bella ricettina.

Ingredienti
Scampi freschissimi
Filetto di tonno rosso
Capperi sotto sale
Pomodori cigliegini
Senape
Glassa di aceto balsamico
Limone
Basilico
Aglio
Olio evo
Sale
Pepe

Preparazione
Prendete il filetto di tonno rosso, fatelo a cubetti abbastanza piccoli e mettetelo in una bacinella con mezzo succo di limone, olio, spicchio d’aglio sbucciato, sale e pepe. Girate accuratamente e lasciate marinare per 30 minuti in frigo.

Prendete gli scampi, staccate la testa, sgusciateli e incidete la polpa sul dorso per aprirli in due pezzi. Prendete della carta velina e posizionateci al centro 3 scampi aperti, coprite con un altro pezzo di velina e batteteli con il batticarne fino a farli diventare un carpaccio molto sottile. Riponeteli in frigo per 30 minuti.

Mettete nel bicchiere del mixer qualche foglia di basilico, quattro cucchiaini di senape, una manciata di capperi, mezzo succo di limone e coprite d’olio. Frullate con il frullatore ad immersione fino a ottenere una cremina abbastanza liquida.

Tagliate i pomodorini a cubettini eliminando i semi. Metteteli in una bacinella e condite con olio, glassa di aceto balsamico, capperi dissalati, sale e poco pepe.

Togliete dal frigo il tonno marinato e il carpaccio di scampi. Componete il piatto mettendo il carpaccio come base, poi usando un coppapasta metteteci dentro il tonno marinato e premete per dare forma. Mettete poca salsa alla senape, adagiate sopra i pomodorini conditi e premete per uniformare tutto. Togliete il coppapasta, fate cadere delle gocce di salsa alla senape sul piatto da un cucchiaino. Ricordiamoci di condire il carpaccio di scampi con una spruzzata di limone, poco olio, sale e pepe.

…Buon appetito…

N.B. Le teste degli scampi potete surgelarle e utilizzarle per un fumetto di pesce…

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Spèzzol (Spätzle) di spinaci con panna e speck…

Per la prima volta da quando scrivo il mio blog mi sono trovato in difficoltà con una ricetta. Ho dovuto provare e riprovare più volte prima di arrivare all’ambito traguardo “mangio-spätzle”… In realtà non sono usciti come mi aspettavo, ma però devo ammettere che erano buoni lo stesso. Non ero a casa mia a cucinare e quindi ho avuto problemi tecnici tra cui la mancanza di una bilancia “seria” e un mixer con lame poco taglienti (erano tipo quelle delle cucine giocattolo)…rimedio? Misurini vari e calcoli matematici-culinari al quanto bizzarri…per questo le mie dosi vengono precedute da un “circa” …perdonate…

Ingredienti
Speck
Panna
Parmigiano reggiano
Burro

per gli Spätzle
Spinaci lessati e strizzati 150 gr circa
Uova 3
Acqua 100 ml circa
Farina 280 gr circa
Parmigiano reggiano 20 gr

Preparazione
Fate bollire abbondante acqua salata.

Mettete gli spinaci, le uova, l’acqua e il sale nel mixer. Frullate fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Trasferite il composto in una bacinella, aggiungete poco alla volta la farina e il parmigiano amalgamando bene tutto. Dovrete ottenere un composto abbastanza molle e colloso. Lasciate riposare per 20 minuti fuori dal frigo.

Mettete poco burro in una padella e fateci dorare lo speck. Aggiungete la panna e quando starà bollendo aggiungete una manciata di grana. Spegnete e mettete da parte. Se volete salare fatelo poco perché lo speck e il grana sono già molto saporiti.

Ora arriva la parte più difficile e divertente. Prendete il composto degli spätzle e mettetelo nella apposita grattugia (vedete foto) o in uno schiaccia patate a trama larga. Ora create i vostri gnocchetti, facendoli cadere direttamente nella pentola con l’acqua in ebollizione. Appena salgono a galla sono cotti. Scolateli e fateli saltare nella padella con il sugo.

Impiattate e spolverate di parmigiano.

…Buon appetito…

N.b. Regolate voi la quantità di farina per ottenere uno spätzle più o meno morbido…l’importante è che passi dai buchi della grattugia…

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Bocconcini di tacchino quasi come in oriente…

Oggi è un grande giorno…il giorno in cui la mia splendida ragazza Daisy mi ha cucinato un piattino davvero niente male…mi ha stupito a tal punto che ho deciso di appendere il mestolo e il coltello al chiodo e credo che trasformerò il mio blog in Daisy&Cucina, certo non suona bene come Marino&Cucino ma d’altra parte il mio blog è unico e inimitabile grazie al mio modo molto “tête-à-tête” che ho di esprimermi (a volte sbagliato)…però ripensandoci bene se Daisy cucina, io devo lavare???…quindi diamoli l’onore della ricetta di oggi e da domani ritornerò io ai fornelli…anche perché lei non ama particolarmente cucinare, preferisce solo mangiare…

Ingredienti
Fesa di tacchino intera
Mandorle sgusciate
Salsa di soia
Zucchine
Carote
Cipolla bianca
Farina di Kamut
Olio di semi

Preparazione
Pulita la fesa di tacchino e fatela a piccoli bocconcini. Infarinateli eliminando la farina di Kamut in eccesso e metteteli spianati su di un piatto in modo che non si appicchino tra di loro.

Usando una mandolina fate una julienne con carote e zucchine. Tostate le mandorle in un pentolino con un cucchiaino d’olio di semi. Spegnete e mettete da parte.

Prendete una padella e fateci soffriggere poca cipolla tagliata fine. Aggiungete i bocconcini di tacchino infarinato e lasciate cuocere per 5 minuti. Aggiungete un bicchierino di salsa di soia e lasciate sfumare per due minuti. Aggiungete le mandorle tostate, le zucchine, le carote e fate saltare un altro minuto.

Servite caldo magari accompagnato da riso basmati.

…Buon appetito…

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Non è il solito fegato alla Veneziana…cambio tutto…

Ecco cosa direbbero i grandi chef della mia ricetta di oggi: “Questa di oggi è la scomposizione di un piatto classico rivisitata in chiave post-rustica rinascimentale”. Per me è semplicemente un piatto che ho già mangiato e cucinato a cui manca quel qualcosa che lo renda unico nel suo genere…per questo ho rivisto l’ingrediente chiave, sostituendo il fegato di vitello con quello di coniglio e ho aggiunto patate e pancetta come se fosse il classico coniglio a pezzi della nonna…l’ho impannato con farina di semola rimacinata…ma il tocco speciale è la birra che usata per marinare toglie quel retrogusto amarognolo e ferroso del fegato…so che sarà una ricetta apprezzata solo dal 10% di voi, ma sapete i gusti sono i gusti e i miei a volte sono molto complicati…

Ingredienti
Fegato di coniglio
Birra Menabrea
Patata a pasta gialla
Cipolla bianca
Pancetta affumicata
Farina di semola rimacinata
Rosmarino
Salvia
Basilico
Cipolla dorata
Burro
Olio

Preparazione
Mettete due foglie di salvia, un rametto di rosmarino e il basilico in una bacinella. Aggiungete la birra e lasciate insaporire in frigo per almeno 4 ore.

Pulite il fegato eliminando eventuale grasso. Tagliatelo a striscioline e mettetelo a marinare nella bacinella con la birra spezziata per almeno 3 ore in frigo.

Fate dorare la cipolla in due cucchiai d’olio, aggiungete un mestolo della marinatura del fegato e lasciate
stufare a fiamma bassa per 15 minuti (dovranno diventare morbidissime).

Scolate bene il fegato dalla marinatura e infarinatelo con la farina di semola rimacinata eliminando quella in eccesso. Fatelo cuocere in una padella con due noci di burro e un filo d’olio. Il tempo di cottura varia in base al proprio gusto, io lo faccio cuocere 6/8 minuti a fiamma bassa.

Mettete una padella sul fuoco con una noce di burro e un filo d’olio. Fateci dorare la pancetta tagliata a dadini e aggiungete le patate tagliate a fiammifero. Fate cuocere per 5 minuti, dovranno rimanere croccanti e prendere la forma di un rosti…

Componete il piatto con il rosti di patate e pancetta alla base, il fegato alla birra spezziata in centro e le cipolle sopra…

…Buon appetito…

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